Pavia, capoluogo di bellezze
Dal Medioevo al Novecento,
monumentale testimone del tempo

La Certosa di Pavia
La sintesi di arte, fede e mistero


Vigevano la ducale
Una delle più belle piazze d'Italia,
un castello "gemello" e l'industria della scarpa

Mortara la pellegrina
Posta sulla Via Francigena, da sempre
al centro dei percorsi spirituali d'Europa


Robbio l'industriosa
L'altra faccia della Lomellina, quella proiettata
verso i mercati internazionali


Mede la preromana
Testimonianze archeologiche ne confermano
l'antichissima origine celto-ligure

Lomello la storica
Le glorie remote del borgo
che ha dato il nome a un'intera pianura








La sintesi di arte, fede e mistero


C'è chi dice che solo l'armonia delle cose abbia un senso, che la vita dell'uomo è ricerca di equilibrio e ordine. La Certosa di Pavia è un esempio di come armonia equilibrio e ordine convivano in un'opera magistrale, voluta da un uomo che forse in quei principi credeva fermamente. La prima pietra fu posata infatti da Gian Galeazzo Visconti, il Conte di Virtù, nel 1396: doveva essere il mausoleo per se e la sua famiglia (come è dimostrato dalla presenza del suo monumento funebre), e la costruzione dell'ala principale richiese circa mezzo secolo. Altri duecento anni furono poi necessari per completare il monumento come lo conosciamo oggi: alla chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie, furono successivamente aggiunti i due chiostri, il palazzo Ducale le corti di servizio e una vasta area di terreno circostante.

Oggi, chi si avvicina alla Certosa non potrà non notare l'inevitabile e originale sovrapposizione di stili - gotico, rinascimentale, barocco - una stupenda sintesi di quattrocento anni di storia dell'arte lombarda. Il lavoro che negli anni vide alternarsi le mani sapienti di artisti e architetti, a tutt'oggi, ci è testimoniato dalle magnifiche navate, dalle pavimentazioni, dalle decorazioni che costituiscono l'anima di questo complesso monumentale. I medaglioni e le colonne della facciata, il portale d'ingresso, i pilastri, le volte a crociera e gli affreschi delle cappelle laterali sono una mirabile prova dell'eccellenza artistica che lavorò alla realizzazione di quest'opera di valore. Percorrendo poi, al di fuori della chiesa, la via dei chiostri, sotto le arcate decorate in cotto, possiamo immaginarci, nel silenzio e nella preghiera, il lento passare dei Certosini che qui avevano le loro celle. A questo luogo di ritiro, rapito al tempo, appartengono leggende e storie che ne accrescono il mistero e la suggestione: si dice infatti che esista tra il castello Visconteo e la Certosa un collegamento sotterraneo, dove la leggenda vuole che si celi il tesoro dell'antipapa Alessandro V, già arcivescovo di Milano nel XIV secolo.

Benché del tunnel, nonostante le ricerche, non si sia trovata traccia, l'ipotesi dell'esistenza di tale collegamento sembra piuttosto plausibile: è storia infatti che Gian Galeazzo Visconti avesse concepito una via di fuga che gli permettesse di allontanarsi dal Castello nel caso di un attacco nemico.
Un'altra storia è giunta fino a noi protetta dalle pareti di questo luogo sacro: è una ricetta, di quella che forse è la specialità più conosciuta di Pavia - la Torta Paradiso. Si narra infatti di un frate erborista che allontanandosi spesso dal monastero in ricerca delle sue erbe mediche, giunse a Parona, dove una giovane sposa gli concesse la preziosa ricetta. Scoperte le sue frequenti fughe, il priore segregò il frate dentro le mura della Certosa. Abbandonata a quel punto la rischiosa passione per le erbe, il frate si dedicò completamente alla preparazione della torta. Gli ospiti del monastero apprezzarono a tal punto la delicatezza e la leggerezza di questo dolce tanto da intitolarlo al Paradiso.
 
   
         
       
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