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La Civica Scuola di Pittura di Pavia

Prosegue l'opera di ampliamento dei Musei civici di Pavia, tesa a valorizzare le ricche collezioni e a completare l'allestimento del secondo piano del Castello visconteo.

Dopo l'apertura della Sezione Scultura Moderna e Gipsoteca (avvenuta in data 31 ottobre 2015), della Collezione Morone e della Sezione dedicata ai Paesaggi del Novecento (in data 21 maggio 2016), inaugurata la nuova sezione museale, La Civica Scuola di Pittura 1842-1934, allestita nella torre di sud-ovest.

La Civica Scuola di Pittura di Pavia ha animato il contesto culturale della città per quasi un secolo, dal 1842 al 1934, svolgendo un ruolo significativo nella cultura artistica dell'Italia settentrionale.

Era sorta sul modello prestigioso dell'Accademia di Brera, e aveva accolto e formato, nel corso degli anni, pittori straordinari quali Giacomo Trécourt, Giorgio Kienerk, Federico Faruffini, Tranquillo Cremona e molti altri.

Fondata grazie al generoso legato del filosofo, poligrafo e critico d'arte Defendente Sacchi, la Scuola possedeva anche, a lato delle aule d'insegnamento, una galleria d'arte dove erano raccolti i dipinti esemplificativi delle migliori tendenze dell'arte, da quella romantica a quella scapigliata, dal linguaggio verista a quello simbolista: ritratti, paesaggi, soggetti storici e letterari, scene di genere, donati alla Scuola dagli autori o dai collezionisti e mecenati che gravitavano attorno all'istituzione.

La nuova Sezione dei Musei Civici intende mettere in risalto, come in un racconto per immagini, l'importanza che la Civica Scuola di Pittura ha rivestito nei decenni, promuovendo la riscoperta e la valorizzazione di personalità note nel panorama artistico nazionale, che hanno largamente contribuito a caratterizzare la cultura artistica lombarda dell'Ottocento e dei primi decenni del Novecento, per quanto riguarda lo stile e anche per la scelta iconografica.

L'allestimento prevede un focus sui Maestri che nel corso degli anni si sono alternati nella guida dell'Accademia pavese, mentori e fonte di ispirazione per molti giovani artisti.

Si comincia con Giacomo Trécourt, passando per Giovanni Lanfranchi, Pietro Michis, Carlo Sara, fino ad arrivare a Giorgio Kiener (Firenze 1869 – Fauglia 1948), pittore, scultore, grafico e illustratore postmacchiaiolo, allievo di Adriano Cecioni e Telemaco Signorini, che diresse la Scuola per ben 30 anni, dal 1905 al 1934, rivoluzionando stili e tematiche. Accanto ai Maestri, sarà esposta una selezione di disegni accademici realizzati dagli allievi – nature morte, studi per nudi, ritratti – e insieme, le opere vincitrici del Premio Frank, che mostrano come cambiarono gli stili e le tematiche nel corso degli anni, passando dai grandi valori della società ottocentesca ad argomenti sempre più liberi, simbolisti e contemporanei. Istituito nel 1885 grazie al lascito di una cospicua somma da parte del Consigliere di Stato Giuseppe Frank, il premio-acquisto, bandito con cadenza triennale, veniva assegnato alla conclusione del ciclo di studi all'alunno più promettente e artisticamente completo e maturo, che meglio sviluppava una tematica scelta da una apposita commissione.

I soggetti erano inizialmente rivolti a illustrare episodi di storia locale e nazionale, soggetti storici e letterari, come nel caso del primo Premio Frank, assegnato nel 1855 a Paolo Barbotti per l'opera Cristoforo Colombo col suo fanciullo alla porta del convento di S. Maria di Robida in Ispagna; o come per Federico Faruffini con I tre deputati fabbricieri per la fabbrica del Duomo di Pavia presentano al cardinale Ascanio Sforza i due disegni, uno di Cristoforo Rocchi, l'altro di Antonio Amadeo (Premio nel 1858), e per il dipinto di Ezechiele Acerbi, vincitore nel 1873 con La distribuzione dei medicinali ai poveri di S. Corona. Progressivamente, e soprattutto sotto la guida di Kienerk – che incitava i suoi allievi ad andare a dipingere sulle rive del fiume, e non nelle aule della scuola –, i Premi Frank cominciarono ad aprirsi alla narrazione della realtà contemporanea, come nel caso del dipinto di Luigi Testa, dedicato al momento drammatico de Lo Sfratto (1925); o come per l'opera I giocatori (1933) di Emilio Comini, e Il racconto del legionario (1936) di Contardo Barbieri.

Fonte e maggiori informazioni: Vivi Pavia
 

         
       
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