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Del verde e della natura

il respiro

Dedicato a chi vive in città oppresso dagli stress quotidiani

Prendetevi almeno una giornata intera e magari anche una notte: per trentasei ore scordate la città, il lavoro, il tran tran, la routine. Vi servirebbe più tempo - ma sappiamo che non ne avete - per cui cercheremo di evocare attraverso poche tappe il piacere di respirare il verde della natura. In una bella mattina di sole spingetevi in auto fino ai confini del piacentino verso Zavattarello e già ammirerete l'evento improvviso delle colline che si stagliano dalla pianura, per diventare poi valli profonde e strade tortuose. Vi accoglierà, adagiato sull'alto poggio in arenaria da cui domina le valli, il Castello dei Dal Verme, dimora di moderni fantasmi. Poco sopra Zavattarello, nel comune di Romagnese raggiungerete la prima delle vostre mete: il giardino botanico di Pietra Corva, che dal 1967 raccoglie le più belle piante e i più rari fiori che il suo fondatore a voluto mettere insieme in questo lembo di Appennino. Lasciate l'auto, vi ci si accede a piedi: sarete colpiti da subito dal profumo pungente di timo e terra muscosa, è la montagna che evidentemente ci ricorda dove siamo. Le dolci pendenze del giardino non impediranno di sentirvi un po' affaticati: l'aria in questi luoghi è ricca di ossigeno e pura. Ridiscendendo la vallata, avviatevi verso il Comune di Menconico e vi troverete nella Riserva Naturale del Monte Alpe: l'impatto sarà quello di un paesaggio alpino, un folto bosco di pino nero, che certo stona con la vegetazione appenninica, ma che, per esigenze di salvaguardia ambientale, oggi è diventato il tratto caratteristico di questa collina. A questo punto si sarà fatta ora di pranzo, si respira meglio a stomaco pieno: a pochi chilometri troverete Varzi. Fermatevi a mangiare: in una vecchia locanda, per dedicare anima e palato alle pappardelle al cinghiale o ai ravioli di brasato; o se preferite un pic nic sul prato, e nel cesto micca (il pane fragrante e tipico dell'Oltrepo) e salame di Varzi, che mai come gustato nella sua zona di origine raggiunge la sua sublimazione. Riprendendo la strada dirigetevi verso Oramala: la strada sarà sottile e sinuosa ma vi darà l'idea della bellezza di questi pendii. Un rincorrersi fitto di campi e boschi, tonalità di verde così diverse da sembrare troppe, in un solo sguardo, vegetazioni così folte da nascondere enormi dimore, come il Castello di Oramala della famiglia Malaspina. Di questi luoghi vi colpirà il silenzio: sulla cima di queste colline il resto del mondo è sempre lontano, al punto che sembra più semplice percepire il passato. Perché sottratta al tempo, e alla storia questa terra trasmette l'immobilità del tempo e l'eternità della bellezza. Un luogo quasi sacro, forse percepito come tale anche mille anni fa quando fu costruita l'Abbazia di Sant'Alberto di Butrio: incastonata nel versante est della collina è un opera suggestiva che merita di essere ammirata, se non altro per l'incredibile posizione. Potreste poi riposare in uno degli agriturismo, rustici e famigliare, che l'Oltrepo montano propone: una buona opportunità per conoscere l'ospitalità delle genti di questi luoghi.
Ma se non foste troppo stanchi vi inviteremmo a proseguire e dall'Alta Val di Nizza raggiungere il Comune di Godiasco e quindi, Salice terme, per perdersi nel parco secolare, di alberi millenari che la cittadina termale custodisce al suo centro. Ritornando verso le città - da cui felicemente vi sarete allontanati - fermatevi a Bereguardo. E' sull'autostrada A7 per cui semplice da raggiungere: dopo tanta collina, il fiume sarà comunque un piacevole contrasto. Passeggerete al tramonto sulla spiaggia consistente del Ticino, ad ammirare il ponte delle Barche, il passaggio sull'acqua che unisce il Pavese alla Lomellina, con il caratteristico strepito del legno che sfrega contro il legno e il profumo dell'acqua dolce, che vi accompagnerà fino a casa.

La calma
Per visitare l'Oltrepo ci vorrebbero giorni: tornandoci si avrebbe comunque la sensazione di non averlo conosciuto abbastanza se non altro per la diversità dei paesaggi e per gli sfondi articolati. Il percorso che Oltreweb qui vi propone, certi che ce ne potrebbero essere altri altrettanto suggestivi, è un lento progredire lungo la Valle Versa, per assaporare appieno le dolcezze delle prime colline e con esse il saliscendi regolare e metodico di filari e vigneti, che ci riportano all'immagine più tradizionale dell'Oltrepo. Un elogio alla calma che ci spinge da Stradella, fino a Montù Beccaria, su fino a Montescano, lungo una strada panoramica, un tempo l'unica esistente, che si apre da una parte sull'orizzonte arioso della pianura e dall'altra si chiude sull'inaspettato pendio delle colline.
E' l'abbandono graduale della pianura, dei ritmi industriali: la prima sensazione piacevole in cui incorrerete sarà quella di esservi lasciati alla spalle l'afa estiva o la nebbia invernale ritrovando quel clima particolare che solo la campagna riesce a regalare. Appena sopra Stradella, solitaria e lineare - come un disegno a china - non potrete fare a meno di ammirare la Chiesa di Montalino. Longobarda, risalente al VII secolo, da poco restaurata questa costruzione colpisce il passante per la bellezza pulita e semplice, al punto di dare l'idea di ergersi direttamente dal cielo. Arrivati a Montù Beccaria, ammirerete invece il Castello. Adagiato sulla cima più estrema della paese, domina, con sfacciataggine, l'intero panorama: una veduta precisa e strategica dell'orizzonte appena abbandonato. Il risalire lento delle colline ha come prerogativa la possibilità di rallentare il passo fino a fermarsi; tra le tappe obbligate una visita ad una delle innumerevoli cantine che da Montù a Canneto Pavese fino al vertice opposto di Montescano, trovate direttamente sulla strada. Godere del vino, abbracciando con gli occhi la terra che lo produce è un lusso per nulla costoso, ma non per questo meno affascinante. La strada, poi, vi accompagna come una guida direttamente a Santa Maria della Versa, madre di vini D.O.C, dallo Spumante Classico al Bonarda al Pinot Nero. E allora già vi immaginiamo con il calice tra le dita, guardare al tramonto, dalla cima della collina, sorseggiando un aperitivo che vi sarete fatti offrire dal viticultore, sapendo che non andrete via senza ricordo della sensazione che state vivendo.
Potreste poi deviare verso Montalto Pavese, sempre proseguendo sulla linea più alta delle colline, e raggiungere il Castello, il cui profilo affascinante si scorge anche dal versante opposto. Antico maniero, di origine medioevale, fu ricostruito nel 1595 sulla precedente fortezza: ora è privato, e benché si renda impossibile al forestiero la vista di un tale spettacolo, non si può che ammirarne, almeno dall'esterno, la dimensione e la maestosità.
La discesa da Montalto è un ripido sprofondare nella valle, sempre attraverso i colori dei vigneti e dei boschi più fitti, per poi risalire fino a Mornico Losana, prendendo la direzione di Cicognola. Un'altra testimonianza del potere feudale: la torre del Castello, del '200, domina la sommità del colle e la valle Scuropasso, il cui nome evoca dopo più di duemila anni, l'impressione che ebbe Annibale attraversandola, discendendo, con le proprie schiere verso Roma.
Una volta a Valle saremo ormai di nuovo in pianura, non accelerate per tornare a casa assaporate, ancora per un po', il dolce andare che le colline avete lasciato.

Lo splendore

La pianura è fatta di risaie che riflettono il cielo, filari di pioppi che si piegano al vento proteggendo culture e riso, specchi d'acqua lineari e regolari; è l'opera dell' uomo che rigenera la natura (ricordiamo le bonifiche degli ultimi cinquecento anni) ma che oggi, lontano dal sembrare artificiale, è armonica e perfettamente coerente con il resto del paesaggio. Quale migliore scenario, se non la pianura, è in grado di fare da sfondo alla nobiltà dei borghi e dei castelli, di epoca viscontea e sforzesca? Risaltano in tutto il loro antico splendore i palazzi delle famiglie che si sono alternate alla conduzione di queste terre, cattedrali in paesaggi aperti tanto da accentrare l'attenzione del viaggiatore più distratto. Architetture militari, quando si tratta di fortezze, o signorile dimore di caccia e campagna, che servivano, oltre che a difendere, ad ospitare illustri visitatori forestieri o giovani dame stanche della vita frenetica della corte (o dei mariti). In ogni abitato il viaggiatore ritrova quell'eredità di cui solitamente solo le grandi città sono ricche, ma che in Lomellina e nel Pavese conservano numerose testimonianze. Oltreweb vi accompagna in un percorso di ricerca di quell'antico splendore, le cui vestigia evidenti ricordano soprattutto il perenne sforzo dell'uomo a lasciare segno del proprio passaggio, e in qualche modo della propria eternità. Quelle che troverete di seguito sono solo alcune delle mete che vi potevamo proporre. Il viaggio, attraverso lo splendore della provincia, non si esaurisce in una sola strada.

Gian Galeazzo Visconti per esempio commissionò, come luogo di sepoltura per se e i suoi discendenti, la Certosa di Pavia, a simbolo soprattutto di una dinastia fiorente che aveva dato a Milano pregio e autorità nell'epoca ducale. Emblema della città in cui tra l'altro era nato, Gian Galeazzo scelse il luogo accuratamente: la Certosa è oggi una delle testimonianze più alte della magnificenza dell'arte lombarda: dal gotico delle guglie alla fastosità barocca delle navate interne. Rimanendo nel pavese spostandosi verso est, raggiungiamo il Castello di Belgioioso, oggi sede di prestigiosi eventi fieristici e mostre, quasi a proseguire l'eredità di eleganza e bon ton del passato: inizialmente residenza di campagna dove i signori Visconti si intrattenevano con la caccia, fu in epoca tarda, dal XIV secolo che raggiunse il massimo splendore, grazie all'intervento di Galeazzo II. E' del Settecento che però il castello conserva i suoi tratti più distintivi e le bellezze più evidenti. Il giardino è un esempio dell'attenzione che il succedersi delle signorie mise nel sovrapporre preferenze ed eleganze. L'influenza dello stile francese nella collocazione di piante e statue neo classiche è un invito a pensare ospiti illustri e personaggi aristocratici del secolo che passeggiano nelle vie del parco, godendo di quella armonia che solo l'arte riesce a donare.
L'arrivo in Lomellina, lasciando il Pavese e dirigendosi verso ovest, ci svela la bellezza della seconda capitale della provincia: Vigevano, che, antico avamposto sforzesco, conserva dell'epoca delle signorie l'impianto architettonico e quel bellissimo castello, incastonato nel centro cittadino, alla cui visita ci introduce la suggestiva Piazza Ducale. Fu proprio Ludovico il Moro, Sforza, a dare il massimo splendore a questa residenza: artisti come il Bramante, attirati dalla personalità cosmopolita e aperta del duca, hanno lasciato il segno e un'eredità importante che sono per i restauratori la conferma della vita fremente, ricca della Lomellina in quell'epoca. Neanche il declino che conobbe la città in seguito alla caduta degli Sforza può toglierci oggi l'ammirazione per questo luogo il cui splendore riflette la personalità del suo ideatore, Ludovico il Moro: di questo personaggio ci rimane oggi la consapevolezza di quanto l'amore per il gusto e l'incredibile lungimiranza di un uomo consegnino al tempo la bellezza dell'arte.


 
   
         
       
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