L'Oltrepo in un bicchiere
Con Mario Maffi alla scoperta
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Vino e letteratura

"il vino sa rivestire la più sordida stamberga di un lusso miracoloso,
e fa sorgere più d'un portico favoloso nell'oro del suo vapore rosso,
come un sole che tramonta in un cielo nuvoloso"

Scriveva così Beaudelaire ne “Le poison”: ma è solo una delle innumerevoli citazioni letterarie che riguardano il vino e che percorrono la storia della letteratura mondiale, dal testo sacro della Bibbia, fino a Bukowski, passando per Platone, Omero, Leopardi, Neruda… La lista potrebbe continuare interminabile, senza avvicinarsi mai ai confini di una così secolare passione per il nettare di Bacco. Leggendo di vino e letteratura si scoprono i limiti umani, ci si trova dinnanzi alla ricerca continua, infinita, dell'uomo che sfugge, sebbene temporaneamente, alla tristezza e alla ristrettezza della vita. Tutti coloro che hanno scritto di vino, da quelli che nell'ebbrezza si sarebbero persi, a quelli che avrebbero voluto goderne (D'Annunzio, il poeta de “Il piacere”, ha voluto il caso che fosse astemio), hanno scritto di gioia e piacere, ma anche di profonda malinconia. Tutti coloro che l'hanno bevuto potrebbero scriverne, ma resteremmo meravigliati dall'utilizzo di parole contraddittorie, di massimo piacere o di massimo odio.

Perché è sicuramente vero come diceva ancora Beaudelaire che “ il vino è come l'uomo: non sai mai fino a che punto possa essere stimabile e fino a quale possa essere disprezzabile” : certo è che se i primi bicchieri di un buon vino sciolgono il ghiaccio, alleggeriscono la mente, aprono al dialogo, dando brio alle serate in compagnia, è vero anche che eccessive quantità di vino favoriscono l'ira, il furore, la violenza e poi il sonno, annebbiando il corpo e la mente. A noi piace pensare al vino quello buono, al bere bene; ci piace pensare al vino quello amico, allegro che rende spensierate le serate, indimenticabili le cene e come la Tosca ci sentiamo di dire " Dio creò diverse beltà e vini diversi, io vò gustar quanto più posso dell'opra divina"

 
   
         
       
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